Backup di un repository svn

Uno degli strumenti che utilizzo ed apprezzo di più nell’uso quotidiano è sicuramente subversion. Questo strumento eccezionale è insuperabile quando si lavora in gruppo, ma è utilissimo anche quando si è gli unici a lavorare su un singolo progetto.

Per questo ognuno dei progetti su cui lavoro è gestito tramite un repository subversion nel quale memorizzo tutti i files di interesse. In tal modo ho sempre la possibilità di ricostruire le modifiche ad un file nel tempo, di poterne recuperare le versioni precedenti, di poter trasferire le modifiche con estrema semplicità da una macchina all’altra, insomma una versione super di Time Machine (chiaramente senza fronzoli grafici e non di così immediato utilizzo).

Quando si utilizza subversion, indipendentemente da come si accede al repository, tutto il contenuto (dati, revisioni e configurazione) è memorizzato nella directory del repository stesso, che è semplicemente una directory all’interno del filesystem. Per eseguire il backup di un repository si potrebbe pensare di salvare il contenuto di questa directory su supporto esterno ed amen. Sebbene questa soluzione potrebbe anche funzionare, di sicuro non è quella consigliata. Infatti una soluzione di questo tipo potrebbe corrompere lo stato interno del repository nel caso in cui venga effettuata una qualsiasi operazione sul repository stesso durante la copia, rendendo inservibile il backup creato.

Vediamo invece una delle strategie di backup possibili utilizzando gli strumenti messi a disposizione con la distribuzione standard di subversion.

Debug di applicazioni Zend Framework con ZFDebug

zf-logo-markGirando per la rete ho trovato un plugin per Zend Framework che aiuta molto in fase di sviluppo. Il plugin in questione si chiama ZFDebug ed è disponibile con licenza BSD su google code.
L’utilizzo di questo plugin è abbastanza semplice ed immediato e fornisce utili informazioni sull’esecuzione della richiesta corrente. Tra le feature di questo plugin ci sono:

  • Informazioni sull’uso della cache (Zend_Cache e APC)
  • Informazioni sull’uso del database: dump completo delle query eseguite e tempi di esecuzione
  • Informazioni su errori ed eccezioni
  • Informazioni sui file inclusi, lista completa dei file, numero e dimensioni dei files inclusi
  • Informazioni sui file di stile e sui javascript inclusi
  • Informazioni sull’uso della memoria
  • Visualizzazione del contenuto di Zend_Registry
  • Informazioni sui tempi di esecuzione
  • Dump delle variabili della vista e delle variabili $_POST e $_COOKIE

Comincia il nuovo Macheist

Homepage MacheistSta per cominciare la nuova edizione del Macheist

Ancora non lo conoscete? Allora non perdete tempo e registratevi. Risolvendo i vari enigmi proposti durante il gioco avrete diritto a tantissimi software per Mac che normalmente sarebbero a pagamento.

Inoltre gli enigmi proposti dal Team di Macheist sono molto affascinanti. Alcuni di essi risulteranno di facile soluzione, ma altri risultano essere un vero e proprio incubo.

Non appena vengono dati i nuovi indizi per iniziare la missione, si scatena sul forum ufficiale la ricerca della soluzione, visto che la maggior parte delle volte trovarla da soli risulterà impossibile.

Cronjob con backtick e comando date

Quando si schedulano delle operazioni con cron può risultare utile inserire l’operatore di backtick (`) nella riga di comando passata a cron. L’operatore di backtick in un comando fa si che il comando interno (quello inserito tra i backtick) venga eseguito e il suo output venga inserito al posto del comando racchiuso tra backtick nella riga di comando.
Un uso molto frequente di questo meccanismo è abbinato al comando date, infatti tramite la combinazione backtick + date si possono ottenere nomi di file che contengano la data al proprio interno.

Introduzione a LVM – Logical Volume Manager (parte 1)

In questo post voglio discutere dell’utilizzo di LVM per la gestione del proprio filesystem su sistema operativo Linux.

LVM, acronimo di Logical Volume Manager, è un sistema di virtualizzazione per gestire a piacimento il proprio filesystem. In particolare consente di utilizzare più dispositivi differenti (interi dischi o partizioni) come mattoni per costruire un unico dispositivo virtuale che ha come dimensione la somma dei singoli dispositivi utilizzati.

In tal modo è possibile gestire questo spazio che si viene a creare in maniera molto più flessibile di quella che si ha con i normali schemi di partizionamento.

L’uso di questo meccanismo ci tira fuori in maniera semplice ed elegante da situazioni spiacevoli che si vengono a creare quando su un server (ma forse ancor di più su una macchina desktop) si è a corto di spazio su una delle partizioni a disposizione.

Introduzione a LVM – Logical Volume Manager (parte 2)

Questo articolo fa seguito alla prima parte pubblicata in precedenza

Vediamo il grande vantaggio di LVM con un caso pratico di utilizzo. Il problema è quello di cui si è parlato nell’introduzione della prima parte, ovvero una partizione a corto di spazio. Nella macchina di esempio si ha un’installazione standard di Debian su una macchina con un unico disco da 500Gb partizionato in questo modo:

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